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gruppo toscano
FASE2: esperienze, spunti e progetti per la riapertura dei servizi educativi

Un documento di riflessioni e proposte dal webinar realizzato dalla BOTTEGA DI GEPPETTO, con la collaborazione del Gruppo Toscano Nidi, il 7 maggio 2020


La BOTTEGA DI GEPPETTO – Centro internazionale di ricerca e documentazione sull’infanzia Gloria Tognetti ha realizzato il 7 maggio 2020, con la collaborazione del Gruppo Toscano Nidi un webinar sul tema FASE2 - ESPERIENZE, SPUNTI E PROGETTI PER LA RIAPERTURA DEI SERVIZI EDUCATIVI al quale hanno partecipato 45 persone in rappresentanza della base associativa del territorio toscano e, quali ospiti esterni, Alessandro Rosina (Università di Milano), Silvia Stefanovichj (CISL) e Giorgio Tamburlini (Centro per la salute del bambino).

Il confronto fra le esperienze in corso nella fase di sospensione delle attività dei servizi educativi ha messo in evidenza lo sforzo generalizzato di mantenere viva la relazione con i bambini e le famiglie anche attraverso il pieno coinvolgimento degli educatori comunali e delle cooperative coinvolte nella gestione del sistema integrato dei nidi toscani.

Al contempo, la rassegna di casi internazionali raccolta e commentata dalla BOTTEGA DI GEPPETTO in una ventina di paesi del mondo selezionati all’interno del proprio network internazionale ha evidenziato la prevalente sospensione delle attività dei servizi educativi con l’eccezione degli interventi destinati a categoria fragili dal punto di vista sociale e sanitari.

Da tutti i partecipanti è emersa forte la preoccupazione, nei casi in cui le attività siano riprese, circa il possibile e probabile arretramento della dimensione quantitativa dell’offerta a causa della selezione di una utenza specifica che segnerebbe un pericoloso arretramento nella prospettiva di considerare i servizi educativi una risorsa e una opportunità da garantire in via generalizzata a tutti i bambini.

Infine, anche i contributi dei relatori esterni hanno segnalato, fra l’altro, come:

  • dal punto di vista dei bambini, la diminuita disponibilità di opportunità educative legate alla frequenza di un nido possa comportare rilevanti pregiudizi per dimensioni di equilibrio armonico dello sviluppo derivanti dal difetto di relazioni sociali fra pari, nonché dalla mancanza di esperienze che possono essere compensatorie di condizioni di fragilità del nucleo familiare di provenienza
  • dal punto di vista delle famiglie, la prospettiva di possibili incertezze nella disponibilità di risorse di supporto alla funzione genitoriale – legate sia alla effettiva disponibilità di nidi di qualità che al cosiddetto assegno unico per i figli minorenni – rischiano seriamente di essere di pregiudizio allo sviluppo di progetti procreativi in una fase in cui la stessa crisi corrente rischia di accentuare la già persistente curva negativa della natalità
  • dal punto di vista del lavoro, oltre alla necessità di preservare i posti di lavoro garantiti dal sistema integrato pubblico/privato,  sembra opportuno riflettere sulle possibilità di favorire forme nuove di lavoro incentrate sulla diffusione dello smartworking e sulla più equa ripartizione del sistema dei congedi da parte dei genitori

Sulla base delle riflessioni condivise e sopra sintetizzate, la BOTTEGA DI GEPPETTO e il GRUPPO TOSCANO NIDI esprimono le seguenti preoccupazioni e proposte.

 

I tempi e i modi della ripresa delle attività dei servizi educativi

È ovvia la sottolineatura dell’importanza del diritto dei bambini alla socialità e al gioco, ma la pressione per la riapertura dei servizi per l'infanzia che emerge soprattutto collegata alla riattivazione del sistema produttivo non libera dal sospetto che si prospetti una regressione, per gli stessi servizi, dal riconoscimento del valore educativo per i bambini alle funzioni di sola conciliazione tra lavoro e cura per i genitori

Sta di fatto che i dati segnalano che i contatti tra le persone derivanti dal movimento tra contesti diversi favoriscono la diffusione del contagio e proprio per questo sembra del tutto inopportuno parlare di riaperture senza avere dati di riferimento che probabilmente saranno disponibili solo dopo alcune settimane di sperimentazione della FASE2.

Peraltro, in assenza di chiarezza sulle forme e i modi della ripresa delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie non è davvero chiaro come possano ripartire servizi educativi che, accogliendo bambini molto piccoli, non possono rispettare le classiche condizioni del distanziamento sociale.

 

Non solo sicurezza sanitaria ma condizioni di qualità educativa

È ovvio che occorre avere indicazioni e regole chiare sulle condizioni organizzative che possano consentire di riaprire i servizi educativi per l’infanzia riattivando le condizioni di vita sociale su cui si fonda il loro stesso funzionamento con un livello di rischio ragionevole e controllato.

Occorre peraltro aver chiaro che non esistono solamente le condizioni di sicurezza sanitaria, cui oggi ci si riferisce principalmente, considerando che l’emergenza corrente è di tipo sanitario.

Parlando di servizi educativi devono essere considerate con attenzione anche – e prioritariamente – le condizioni pedagogiche necessarie e, a questo proposito, occorre ricordare che l’esperienza sociale dei bambini richiede la dimensione del gruppo dei pari, ma anche tempi e modi di graduale appropriazione della dimensione sociale offerta attraverso un processo di graduale ambientamento che necessita si alcune settimane e della compresenza di un genitore o di altra figura familiare.

Sappiamo infine che una delle condizioni di qualità di maggiore interesse è la reale diffusione e accessibilità delle opportunità, il che riporta in campo l’esigenza di pianificare strategie non solo per la riapertura ma certamente anche per il rafforzamento dell’offerta, se si considera che, mentre nel caso delle scuole dell’infanzia tutti i bambini hanno possibilità di accesso, nel fortunatissimo caso toscano 1 bambino su 3 frequenta un nido, mentre in generale in Italia l’80% dei bambini non ha possibilità di accesso a un nido (percentuale che cresce al 90% nel mezzogiorno).

 

Ripartire dai diritti dei bambini

Il quadro di riforma dello 0/6 rappresenta certamente la cornice più adeguata per pianificare lo sviluppo e il rafforzamento dei servizi educativi e dei nidi in particolare, sebbene si debba segnalare che i suoi primi tre anni di attuazione hanno visto, in modo paradossale, un arretramento delle opportunità e un ancora incompiuto sforzo per rendere i nidi accessibili in modo equo e tendenzialmente gratuito alle famiglie.

Anche l’assegno unico a favore delle famiglie con bambini e ragazzi minorenni attende di compiersi come iniziativa tesa a favorire e incentivare condizioni utili a progetti di genitorialità importanti anche per ripristinare uno sguardo sul futuro di cui fa parte anche una augurabile inversione della persistente denatalità, sebbene sia chiaro che non potrà avere pieno successo a meno di un investimento sullo sviluppo dei servizi educativi per la prima infanzia.

Sullo sfondo, anche le politiche del lavoro hanno bisogno di rigenerarsi sia a favore del riconoscimento e dello sviluppo del lavoro educativo, attraverso investimenti mirati alla diffusione dei servizi educativi per l’infanzia, sia proseguendo le riflessioni su come le previste forme di congedo parentale possano avere maggior forza e, unitamente, una distribuzione equilibrata fra i genitori.

Occorre ripartire dai diritti dei bambini, sui quali non serve retorica né provvedimenti di urgenza, ma politiche chiare e strutturalmente legate a dimensioni di medio-lungo termine.



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